città metropolitana bari

La Città metropolitana di Bari rappresenta uno dei 10 enti amministrativi del territorio italiano (città metropolitane) identificati dal decreto legge 95 del 6 luglio 2012 di revisione della spesa pubblica (spending review). Previsto per la prima volta dalla legge 8 giugno 1990, n. 142 (artt. 17-21) sul nuovo ordinamento degliEnti locali, ha trovato nuovo slancio nell'art. 114 della Costituzione della Repubblica Italiana, dopo la riforma dell'ordinamento della Repubblica del 2001 con la modifica del titolo V della Carta Costituzionale

mercoledì 7 agosto 2013

VERA STORIA DEL MANCATO INTERRAMENTO DEI BINARI A PALESE OVVERO Il nodo ferroviario di Bari e le sue implicazioni per l’abitato di Palese

Il nodo ferroviario di Bari, ed in particolare la soluzione che si prevede per il territorio a Nord, è uno dei temi che da anni accende la passione civile e anima la discussione politica nella comunità di Palese e Santo Spirito; il movimento di opinione, le numerose manifestazioni e dibattiti pubblici che negli ultimi anni si sono susseguiti, nascono dalla consapevolezza che, da sempre, le vite dei residenti sono state condizionate dalla presenza del fascio di binari che ha determinato una frattura urbanistica tra le due parti dello stesso territorio con gravi conseguenze sulla viabilità e sulla sicurezza degli abitanti.
Col tempo, però, nella popolazione è cresciuto il desiderio di affrancarsi dall’idea che tale situazione fosse quasi un inevitabile prezzo da pagare allo sviluppo economico del Paese (così come è accaduto per l’aeroporto di Palese con il suo inquinamento chimico e acustico e per il fascio di asfalto della 16 bis con le sue pericolose curve) e si è così affermata la consapevolezza che la vivibilità del quartiere andava sostenuta anche a costo di porre in essere contestazioni e proteste di notevole impatto civile e mediatico.
Ed è proprio grazie a questo desiderio di appropriazione dell’integrità del proprio territorio, con una riacquisita consapevolezza di poter essere protagonisti dello sviluppo e della crescita della propria comunità, che questo tema è stato posto al centro della agenda politica dei nostri amministratori locali.
Con l’avvento della Giunta Di Cagno Abbrescia “il nodo” ha assunto connotati di vitale importanza per la sopravvivenza sociale ed ambientale del territorio a nord di Bari; tale interesse ha portato, cosi, alla previsione, concordata tra Comune di bari e FFSS, di realizzare cavalcavia, sottovia e muri in cemento. Questa idea però rappresentava semplicisticamente una risposta al problema della sicurezza, ma non teneva conto della volontà, della “ricucitura” urbanistica del territorio.
Con la giunta Emiliano, e successivamente con l’avvento di Vendola alla Regione, e grazie alla determinazione di un numero sempre crescente di cittadini che hanno manifestato il proprio disappunto per questa idea progettuale, si arrivò ad un cambio radicale della visione strategica del nodo ferroviario, e si iniziò a parlare sempre più insistentemente di soluzioni alternative, che prevedevano la trincea o addirittura l’interramento dei binari.
Tale desiderio si concretizzò con l’accordo di programma sottoscritto tra Governo, Regione e Comune siglato nel marzo 2007 che prevedeva non solo gli interventi nella tratta Sud, ma contestualmente la realizzazione dell’interramento dei binari nella tratta Nord (tra Palese e Santo Spirito) e l’eliminazione dei passaggi a livello; una prima ipotesi progettuale, frutto di questo accordo, presentata pubblicamente ai cittadini, prevedeva degli interventi a basso impatto socio-urbanistico, ovvero interventi poco o limitatamente invasivi per le abitazioni circostante. Tuttavia, a distanza di qualche anno (2009) è stato elaborato, il progetto preliminare, condicio sine qua non per ottenere finanziamenti nazionali e europei, senza considerare e non se ne comprendono le ragioni, lo studio di fattibilità precedentemente elaborato (e finanziato), ma preferendo soluzioni più “invasive” (si parla di decine di case che, in questo caso, verrebbero abbattute).
Attualmente (dicembre 2011) il progetto preliminare rappresenta l’unico documento ufficiale sul tema.
Di seguito sono dettagliati i momenti salienti della vicenda:
- Nel mese di febbraio 2008 l’assessore regionale ai trasporti Loizzo comunicava che il CIPE, nella seduta del 1 febbraio 2008, aveva stanziato 398 milioni di euro come primo blocco degli 850 milioni previsti che interessavano il nodo ferroviario di Bari. Uno stanziamento stabilito dagli accordi siglati dal governo regionale pugliese con il ministro dei trasporti Antonio Di Pietro che prevedevano la realizzazione di imponenti progetti per la Puglia e di portata storica per Bari ed in particolare l’interramento dei binari nei quartieri a nord della città. Sempre in tale periodo durante un’assemblea a Palese personaggi istituzionali di rilievo si espressero in merito ai tempi e alle modalità dell’interramento: “se la classe dirigente saprà cogliere l’occasione e lavorare bene, l’interramento dei binari potrà iniziare nel 2009”. Fu questo in sintesi il pensiero di Pasquale Borrelli, direttore compartimentale RFI, che, senza mezzi termini, invitava i rappresentati di regione e comune di Bari ad attivarsi in fretta per risolvere definitivamente il problema del nodo ferroviario di Bari con un progetto definitivo ed appalto delle opere. L’ingegner Borrelli dichiarò pure che i dirigenti di RFI consideravano strategico e prioritario il nodo di Bari e per questo stavano predisponendo il progetto preliminare; ad ottobre 2008 sarebbe stato sottoposta al vaglio degli enti locali interessati per poi passare al progetto esecutivo e all’appalto dei lavori nel 2009. “II nodo ferroviario di Bari porterà vantaggi all’intera Puglia sotto l’aspetto strategico trasporti stico” - dichiarò l’assessore all’urbanistica Ludovico Abbaticchio - dando atto che il progetto di interramento aveva ricevuto il placet anche di qualificati esponenti del precedente governo Berlusconi come Guido Viceconte ed il ministro dei trasporti Pietro Lunardi. L’ingegner Carlo Listorti della Proger, ditta incaricata del progetto di fattibilità dell’interramento, aveva spiegato le varie fasi del progetto per interrare i binari nei quartieri di Palese e 5. Spirito e aveva ribadito che il costo previsto per l’intera opera era di circa 370 milioni di euro e che i lavori sarebbero durati circa 5 anni (lo studio è attualmente visionabile al link http://www.uilpuglia.it/public/allegatiaree/trasporti/relazione_palese.pdf ). L’assessore Mario Loizzo dichiarò che i fondi, circa 850 milioni di euro complessivi, erano disponibili e dovevano essere spesi e rendicontati, pena la restituzione, entro il 2015.
- Nel 2010, a fronte di date, somme stanziate e scadenze varie, i cittadini di Palese e S. Spirito, perplessi dal silenzio assordante che ha coperto tutta l’intera, prendevano atto che il nuovo
assessore regionale ai trasporti della Giunta Vendola, Minervini, comunicando il parere positivo del Ministero dell’ambiente sul progetto del nodo ferroviario per la parte sud di Bari, non faceva nessun riferimento alla parte nord (Palese - S. Spirito). Si veniva a sapere, invece, che, a seguito di una riunione tra Regione, Comune di Bari e RFI (senza alcun rappresentante della I Circoscrizione) vertente sul Nodo ferroviario di Bari e sulle intese relative alla elaborazione e realizzazione, nelle more dell’esecuzione e completamento dei lavori, si sarebbero realizzati nel territorio di Palese, “soluzioni definite temporanee” (vedi muri di chiusura in luogo dei passaggi a livello), annullando così le speranze dell’interramento e inibendo la circolazione nell’abitato.
- Urgentemente, invitato a Palese, nel marzo del 2011, l’Assessore Minervini, esponeva in maniera articolata i vari passaggi della vicenda precisando che gli interventi a Sud e a Nord di Bari, sono stati sempre inseriti, nel corso dell’iter tecnico -amministrativo, nello stesso progetto, ma sarebbero stati finanziati diversamente. La parte di intervento a Sud (Japigia) sarebbe stata finanziata con fondi P.O.N , 380 milioni, derivanti da finanziamenti europei mentre la parte Nord (Palese-S.Spirito) dai fondi F.A.S nazionali. Tuttavia, per l’interramento a Palese e S.Spirito ci sarebbero stati problemi finanziari, derivanti dalla diversa fonte di finanziamento rispetto a Japigia, essendo i FAS un’ incognita in quanto a disponibilità, sia tecnici, poiché il progetto preliminare di RFI, a differenza del progetto di fattibilità (approvato) della Proger, “improvvisamente” e senza alcuna ragione evidente, prevedeva un interramento molto invasivo con l’abbattimento di ben 70 case. Minervini, al termine dell’incontro, s’impegnava ad organizzare un tavolo di confronto con RFI insieme a tecnici locali, e Circoscrizione per modificare il progetto preliminare. Per la cronaca, allo stesso incontro era stato invitato anche l’assessore comunale Sannicandro, puntualmente assente, a dimostrazione dell’interesse della città di Bari per le sue periferie.
Molti cittadini, tuttavia, si sono chiesti il motivo di una distinzione tra nord e sud di Bari. Non sarebbe stata più equa, giacché appartenenti ad un unico progetto, una ripartizione delle somma PON fra i due interventi, costringendo Governo Nazionale e la stessa Regione a fare la loro parte con i Fondi FAS per la rimanente parte di finanziamento dell’intera opera? Perché la Regione Puglia, tanto attenta all’Urbanistica ed ai diritti sociali, non ha preteso che si facessero modifiche al progetto preliminare? Con quali criteri si è scelto di avvantaggiare la parte a Sud, piuttosto che quella a Nord?
- Dicembre 2011: con il cambio di governo e il varo di urgenti manovre finanziarie, si apprende che durante la riunione del CIPE, tenutasi lo scorso 7 dicembre 2011 a Roma, il progetto preliminare, con tutte le autorizzazioni necessarie (e senza le modifiche promesse dall’Assessore Minervini), all’ultimo momento è stato rimosso dai progetti finanziati nell’ambito del contratto di programma di RFI, inficiando, evidentemente, tutta la tratta ad Alta Capacità Lecce- Bari-
Napoli. Contestualmente, il CIPE non ha mancato, però, di approvare l’Alta velocità Milano-Genova e il secondo lotto della linea Alta velocità Treviglio-Brescia.
I politici locali, hanno quindi promesso di “ non arrendersi” e hanno chiesto un incontro con il Ministro competente.
A questo punto crediamo sia arrivato il tempo di fare chiarezza sull’intera questione; è importante capire se è rimasta inalterata la volontà delle amministrazioni interessate (comunale e regionale) a voler proseguire il percorso intrapreso con l’accordo di programma del 2007 che prevede interramento e interventi limitati sul territorio costruito, restituendo ai cittadini di Palese il diritto di muoversi, in sicurezza, liberamente, senza limitazioni nel proprio paese e tutelando le attività economiche presenti.
Palese, dic. 2011
mariano victor bavaro

lunedì 29 luglio 2013

Bari città Metropolitana

Bari città Metropolitana

Trasferiti patrimonio, risorse e personale della Provincia

ROMA – All’inizio, nel 1990, fu la legge 142. Ma non se ne fece nulla. Ora il governo approva una sua proposta che punta a istituire le Città metropolitane, cioè a trasformare i grandi capoluoghi e i territori circostanti, in veri e propri enti di secondo grado. Tra queste aree c’è anche Bari, oltre a Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Napoli e Reggio Calabria, più Roma Capitale. Le Città metropolitane si costituiscono, sulla base del progetto, già dal 1° gennaio 2014 per dar vita allo statuto, mentre al 1° luglio 2014 diventano operative e vanno a sostituire le relative Province, assorbendone le funzioni. Per la Città metropolitana di Roma Capitale varrà una disciplina speciale.

GLI OBIETTIVI - La Città metropolitana avrà funzioni istituzionali di programmazione e pianificazione dello sviluppo strategico, coordinamento, promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione. Oltre ad ereditare le funzioni delle Province, le Città metropolitane hanno funzioni di pianificazione territoriale generale, promozione dello sviluppo economico, mobilità e viabilità, ferme restando le competenze delle Regioni. Alla Città metropolitana vengono trasferiti patrimonio, risorse e personale della Provincia. Il sindaco metropolitano è il sindaco della città capoluogo. Il Consiglio è costituito dai sindaci dei Comuni con più di 15 mila abitanti e dai presidenti delle Unioni dei Comuni con 10mila abitanti che si esprimono con voto ponderato. Per i primi tre anni ne fanno parte anche i presidenti delle Unioni di Comuni istituite per l'esercizio delle funzioni obbligatorie. Il sindaco metropolitano può nominare un vicesindaco e consiglieri delegati. E prevista anche una conferenza dei sindaci dei Comuni di tutta l'area metropolitana per approvare statuti e bilanci.
IL PREMIER - «Il provvedimento - ha spiegato il premier Enrico Letta al termine del consiglio dei ministri che ha licenziato il disegno di legge - serve a essere coerenti con l'indirizzo che ha ottenuto la fiducia delle Camere. Questa è la norma del superamento e della gestione della fase transitoria». Il disegno di legge - ha poi spiegato - «interviene per sistemare e gestire la vicenda della transizione mentre il Parlamento approverà la riforma costituzionale sull'abolizione delle Province. Nel frattempo - ha sottolineato Letta - ci sono fatti che hanno bisogno di essere gestiti, questo provvedimento gestisce questa fase transitoria per non creare un vuoto di potere». Questa norma ha, dunque, valore transitorio ed è soggetta alle modifiche che apporterà il Parlamento, ma è comunque congegnata per disincentivare la corsa alla candidatura a sindaco della Città metropolitana - ruolo che avrà grandissima importanza - per i primi cittadini dei capoluoghi.
fonte "Corriere del Mezzogiorno" del (modifica il 27 luglio 2013)

domenica 21 luglio 2013

“ LA PUNTA “ - un sito archeologico a Palese

la punta a palese

Lo  scoglio che si protende nel mare adiacente allo stabilimento balneare “La Baia”, denominato “La Punta”, conserva uno dei  siti archeologici più antichi del territorio di Palese.
Esso risale al periodo neolitico.

Una campagna di scavo effettuata nel 1987,  diretta dalla Dott.ssa F. Radina,  ha testimoniato la presenza dell'ultimo lembo di un insediamento umano databile ad un periodo meno recente di quello ipotizzato dalle ricerche del Prof. Masellis del 1964, che aveva individuato  un  villaggio preistorico  risalente al  3000 a.C. nella zona immediatamente a monte e in quella adiacente la località “ Il Titolo”.

I resti di solide fondamenta di pietra esistenti sulla scogliera, di larghezza pari a m.1,80,  fanno ritenere che la struttura muraria realizzata sulle stesse, anche se ancora ignota la sua funzione, fosse comunque, per dimensione e tecnica, di notevole importanza, a testimonianza della presenza di una civiltà molto evoluta risalente a  ben 8.000 anni fa, scomparsa all'improvviso.

Una piccola scodella miniaturistica di argilla depurata verdastra – tipo “Serra d'Alto” - , insieme ad altri frammenti di ceramica della stessa tipologia e di tipo “Diana”, reperiti  durante  gli scavi, potrebbero essere indicativi delle diverse fasi d'uso dell'insediamento, che va da quella più antica e quella più recente  del periodo neolitico.

Al termine degli scavi, che hanno interessato solo una parte dello scoglio, i reperti archeologici  sono stati coperti da uno strato di terreno a salvaguardia degli stessi, , in attesa di  effettuare ulteriori studi e di consentire una loro futura valorizzazione.

Solo un fortunoso intervento, nel 2008, intanto, ha impedito lo sbancamento degli stessi, essendo stati progettati ed iniziati sullo scoglio, ignorando la  presenza del sito, lavori pubblici per livellarlo,  al fine di  un suo possibile utilizzo come zona per la balneazione.

Ulteriori saggi archeologici risultano ancora  effettuati all'inizio del 2013 nella zona immediatamente a monte dello scoglio ed adiacente ad essa, oltre la strada, in una area, dove era stato, nel frattempo, contestato il relativo vincolo di salvaguardia.
Si ritiene che tale ricerca, unitamente alle scoperte archeologiche effettuate, di recente, in Bosnia, a Kisovo,  potranno, molto probabilmente, fornirci notizie certe relative a quella civiltà molto evoluta  che è stata presente circa 8.000 anni fa anche sul litorale palesino, per poi scomparire.

L'esistenza di rami, radici e foglie fossilizzati nella roccia, visibili nella parte più manomessa  del piccolo promontorio del “La Punta”, lascia supporre che l'intera zona costiera, ancor oggi caratterizzata per la presenza di acque sorgive che scaturiscono dalle fenditure degli scogli stratificati della costa, le cosiddette “acque di Cristo”, fosse coperta  anticamente da una folta vegetazione.

 Vecchie storie locali, tra mito e leggende, raccontano che lo scoglio, in età antica, fosse un importante luogo di culto, ove era presente un  tempio dedicato ad una divinità agreste pre-romana, la dea Pale, protettrice degli armenti e dei pastori.

 L'orientamento della struttura muraria scoperta, che è nel senso est-ovest, che è tipica dei templi, potrebbe anche avvallare tale ipotesi.
Ancora negli anni '70 del secolo scorso era facile osservare che, prima del periodo della tosatura, le greggi dei pastori del posto venivano condotte annualmente all'estremità dello scoglio e, seguendo il montone, che veniva spinto in acqua e che, poi, a nuoto raggiungeva la riva, venivano lavate, quasi un antico rito di purificazione, così come avveniva durante le Palilie, l'antica festa romana dedicata il giorno 21 aprile alla dea.
Al nome di tale divinità ( lat. Pal, Pales) viene, con molta fantasia, associato quello toponimo di Palese.

Un tragico incidente avvenne il 17 luglio del 1954 nell'area immediatamente antistante il sito, lì dove numerosi cocci di ceramica affioravano dal  suolo..
In un  terreno sabbioso lasciato abbandonato, come, peraltro, era quello dell' intera fascia che dal lungomare arrivava sino alla strada Nazionale, tre ragazzi persero la vita, soffocati in un piccolo cunicolo, sprofondato all'improvviso, che avevano scavato per giocare a caccia del tesoro.

Per Giovanni Pistorio, di 13 anni, Rocco Chiusolo, di 15 anni, Renato Andreatini, di 11 anni, “la terra fu per loro gioco e morte”.



mimmo bavaro

mercoledì 3 aprile 2013

STORIA DI PALESE E SANTO SPIRITO - ORIGINE


C E N N I   S T O R I C I
s u
   P A L E S E

Il primo nucleo urbano dell'attuale Palese sorge quando, nella seconda metà del XVII sec., si diffonde la pratica agraria della concessione in enfiteusi. Appezzamenti di terreni da coltivare sono concessi da parte dei proprietari (enti ecclesiastici o latifondisti residenti nei comuni di Bitonto, Modugno e Bari) in favore dei coloni e contadini nativi dei paesi vicini. A fronte del diritto di godere del fondo altrui e di fare propri i frutti, i coloni assumono l'obbligo di apportare miglioramenti al fondo agricolo e di pagare al proprietario, per un periodo stabilito, un canone periodico rappresentato da una somma di denaro o da una parte della produzione. Col tempo, avendo le possibilità economiche, i coloni incominciano a riscattare il terreno e ad insediarsi stabilmente su  di esso. 
A partire dal 1811, la borgata, per la maggior parte costituita da tipiche abitazioni rustiche con mura di pietra a secco a forma di trullo (pagliare) o a forma di vaso di coccio rovesciato (grastudde), e indicata col nome di Villaggio Riunito o Marina di Modugno, assume il nome di Palese. Con questo toponimo è, infatti, ufficialmente denominata tale località, che con Decreto Reale, a firma di Gioacchino Napoleone (Murat), re delle Due Sicilie, è sottoposta alla circoscrizione giudiziaria del Circondario di Modugno. Nel 1928 il territorio di Palese, delimitato ad ovest dalla via Capitaneo e ad est dalla via Modugno, dalla via Duca d'Aosta e dalla stradella Mangialardo, coincidente, in massima parte, con l'ex territorio dichiarato “promiscuo” fin dal 1511 da Isabella d'Aragona, duchessa di Bari, al fine di consentire lo sblocco a mare al Comune di Modugno,  passa amministrativamente da questo a quello di Bari, a cui già appartiene il territorio di Macchie.
La borgata si consolida su un asse stradale principale definito dall'attuale Corso Vittorio Emanuele (parallela interna della antica via Litoranea) attorno a "polarità" quali il Portico di Papapicco presso Palazzo Capitaneo, l'antica chiesa, l'attuale canonica. Perpendicolarmente a questo asse si sviluppano, secondo una scansione metrica precisa (multipli delle centuriazioni?), decine di vicoli che, in alcuni casi, diventano strade verso il mare o verso la campagna e in altri, rimangono, vicoli ciechi secondo una struttura a "pettine". In realtà, proprio all'intersezione di Corso Vittorio Emanuele con alcune importanti arterie (via Modugno, via Torre di Brencola) si sviluppano particolari nodi di rilevanza architettonica.  


S A N T O   S P I R I T O

Il nucleo urbano dell'attuale Santo Spirito nasce quando nella prima metà del 1800 l'antico “locus Sancti Spiritus”, da secoli appartenente ad un Beneficio Camerale di Patronato Regio per la maggior parte, viene lottizzato e dato in subenfiteusi. I terreni agricoli vengono affrancati, si avvia l'edilizia privata, si erige la chiesa dedicata allo Spirito Santo e  si costruiscono ville patrizie appartenenti alle classi nobiliari e alla ricca borghesia bitontina. La località di Santo Spirito, inserita nell'ager Butuntinus, è ben conosciuta sin dall'epoca romana, perché attraversata dalla via consolare Traiana e perché sede di un piccolo porto utilizzato dalle città interne alla costa per l'esportazione dei propri prodotti agricoli, come attesta la presenza di un relitto di nave romana, carica di anfore, nelle acque antistanti la ex “torre della Finanza”. Il litorale era anche punto di rifornimento di acqua per i naviganti, data la presenza di numerose fonti di acque sorgive. Il geografo e cartografo arabo Edrisi, vissuto nella seconda metà del XII secolo, indica la cala col nome di “burg. gilu, che dicesi pur'. silu” (torre di Silos). Nel 1928 il territorio di Santo Spirito, da secoli appartenente al Comune di Bitonto, entra a far parte del Comune di Bari.



O R I G I N E   DEI    N O M I
Tra mito, leggenda e storia

                  P A L E S E                            

- Negli atti notarili conservati presso l'Archivio della Basilica di San Nicola e quello della Cattedrale di Bari  troviamo indicata, intorno all'XI secolo, una località denominata Palizzo che si ritiene possa indicare, con considerevole probabilità e fondamento storico, quella di Palese. Secondo lo studioso V. A. Melchiorre, che per primo fornisce tale ipotesi, il nome del toponimo trae origine dalla presenza nella zona di palizzate o steccati di legno (lat. palitium), eretti a difesa delle case rurali e delle greggi. Sulla base di una ricerca effettuata dallo storico locale Vito Ricci, la più antica indicazione di tale denominazione risale al 1048. Il riferimento a tale località è presente negli atti del Catasto di Bari anche negli anni e nei secoli successivi con varianti abbastanza simili tra loro (Paliczio, Palisco, Paliso, Palieso). 

- Nella giurisdizione del Vescovo di Giovinazzo è presente in epoca medievale, intorno all'anno 1100, un casale di nome Puzillum. Lo studioso Vito Lozito individua in tale casale il futuro nucleo urbano e la denominazione di Palese.

- Nei pressi di Palazzo Capitaneo è ancora visibile una costruzione ad archi denominata Portico di Papapiccolo, utilizzata nel secolo XVII come luogo di ristoro per viandanti e pastori. Tale “palmento”, secondo lo storico locale Leonardo Del Turco, è gestito da un ignoto oste nativo di Palo del Colle, soprannominato “il Palese”. Da lui potrebbe discendere il toponimo. 

-  Nel Catasto Generale di Modugno, all'anno 1752, è presente nella zona dell'attuale piazza Capitaneo, una Torre Palese, cinquecentesca, così chiamata perchè, posta in altura, risulta visibile da tutto il territorio circostante. L'origine del toponimo Palese potrebbe derivare, secondo alcuni studiosi locali e di Modugno ( Potenza , Milano ed altri), dal nome di tale torre, menzionata, peraltro, anche nell'Atlante Rizzi Zannoni del 1807.

- Sullo scoglio che si protende nel mare denominato La Punta scavi archeologici effettuati nel 1987, diretti dalla Dott.ssa F. Radina, hanno testimoniato la presenza di insediamenti umani risalenti, come già ipotizzato dalle ricerche del Prof. Masellis del 1964, al periodo neolitico (6000 a. C.). I resti affioranti delle fondamenta di un solido edificio di pietra sullo scoglio fanno ritenere che la struttura fosse di notevole importanza.
Si potrebbe ipotizzare che si tratti, visto il suo orientamento nel senso est-ovest, di un luogo di culto, forse un piccolo tempio dedicato, in età antica  ad una divinità agreste pre-romana, la dea Pale, protettrice degli armenti e dei pastori. Al nome di tale divinità (lat. Pal, Pales) potrebbe essere  associato quello di Palese. Ancora negli anni '70 del secolo scorso era facile osservare che prima della tosatura le greggi venivano condotte all'estremità dello scoglio e spinte in acqua per essere lavate, quasi un rito di purificazione  come avveniva durante le Palilie, festa romana dedicata alla dea.

- Una poesia in vernacolo  del poeta palesino Pierino Palasciano fa riferimento ad una improbabile origine mitica del nome legata ad un tragico amore tra Giove e una giovane fanciulla del posto di nome Palese.


S A N T O   S P I R I T O

- Lo studioso Vito Lozito ritiene che a dare il nome alla località non sia stata la presenza nella zona di una chiesa dedicata allo Spirito Santo, ma che, invece, sia stato il “locus” “Sancti Spiritus”, toponimo già anticamente esistente e attestato per la prima volta in un documento del 1261.

- Solo nella prima metà del 1700 si ha certa cognizione che nell'antica chiesetta sita in territorio di Santo Spirito “vicino al mare”, di cui non si conosce la dedicazione, è presente un quadro raffigurante lo Spirito Santo, anche se un racconto riguardante S. Francesco fa riferimento alla presenza, ai tempi del Santo, di una “chieusola” dedicata allo Spirito Santo e ubicata vicino al Castello di Argiro (già Castello Saracino) situato all'estremità occidentale del porto, di cui sono ancora visibili i resti all'interno delle attuali abitazioni.

M&M. Bavaro



domenica 11 novembre 2012

LE CURVE DELLA SS.16 DI PALESE: UN INSPIEGABILE TRACCIATO E CENTINAIA DI INCIDENTI




Le curve della ss.16, all'altezza di Palese - km 794, rappresentano il tratto stradale più  pericoloso di tutta la rete viaria pugliese.
Cio’ deriva da un’incomprensibile ed errata sequenza di curve.
Il Movimento per la Citta’ Metropolitana di Bari, chiede al Comune di Bari, all’ANAS (gestore della rete stradale) e alla Prefettura competente di:
1. mettere rapidamente “in sicurezza” tale tratto stradale;
2. studiare una variante che consenta ai cittadini di Palese e Santo Spirito di avere un percorso alternativo e sicuro per raggiungere Bari.

L'AEREOPORTO DI PALESE: INQUINAMENTO E RUMORE SENZA CONTROLLO







L’Aereoporto di Palese, con il suo continuo sviluppo di piste, infrastrutture e traffico di aerei, comporta un crescente inquinamento sia chimico che acustico, limita la fruizione del Parco Regionale della Lama Balice, non ha portato i promessi posti di lavoro.
Il Movimento per la Città Metropolitana di Bari chiede al Comune di Bari, alla Regione Puglia (proprietaria principale della società che gestisce l’Aereoporto), all’ARPA Puglia (ente regionale con compiti in materia di prevenzione e tutela ambientale) di:
1. impedire la costruzione di nuove infrastrutture aereoportuali in prossimità del centro abitato;
2. monitorare e pubblicare i dati aggiornati del traffico aereo e del relativo inquinamento chimico e acustico.




I PASSAGGI A LIVELLO DI PALESE E SANTO SPIRITO: ORE DI ATTESE E UN PERICOLO COSTANTE






I passaggi a livello di Palese e Santo Spirito dividono un paese, rappresentano un pericolo costante, impediscono la mobilità interna, condizionano la nostra piccola e fragile economia.
Si è persa, senza alcun valido motivo, la storica possibilità di ottenere l’interramento della rete ferroviaria e la definitiva dismissione dei passaggi a livello.
Il Movimento per la Città Metropolitana chiede al Comune di Bari, all'Assessorato ai Trasporti della Regione Puglia,  al Ministero dei Trasporti, a RFI-FS di:
1. approvare il primo progetto di interramento, il quale prevedeva solo modesti e limitati espropri;
2. diminuire i tempi di attesa ai passaggi a livello attraverso opportuni sistemi di controllo e segnalazione.